TURCHI, SANTI, CONTADINI
& VICERE'

S. Stefano di Sessanio 2009

 
TURCHI, SANTI, CONTADINI & VICERE'
Viaggio alla Riforma d'Abruzzi
dalle cronache di viaggio dal 1574 al 1577
di Serafino Razzi

Alcuni estratti dello spettacolo dal vivo
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Note al programma
Lo spettacolo è la drammatizzazione di un racconto. Prende spunto dal viaggio del predicatore domenicano, e insigne musicista, Serafino Razzi, in missione nelle province d'Abruzzo tra il 1574 al 1577, per presentare uno spaccato di vita quotidiana e di vita musicale.

Il testo costituisce uno dei rari documenti sulla vita in quel periodo, ma non solo: vi ritroviamo luoghi e persone ma anche profumi, suoni e fragori d'arme: l'intenso aroma della dolce legorizia, dei pini e delle mortelle sulle spiagge pescaresi, le sferzanti tormente di neve sulla Piana delle cinque miglia, il magico suono dell'arpa del giovane mugnaio di Farindola e altre segrete meraviglie.

Su civite, castelli e conventi la presenza dei pirati Turchi che scorrazzano in Adriatico rompe la quiete; viceré e soldati controllano frementi il territorio, s'insediano nelle abitazioni che devono ospitarli: sbarrano ingressi, piazzano archibugi, intrecciano sospiri con fanciulle appena intraviste e già amate. La morte per amore e la morte per guerra si confondono, e l'amore è cantato nei palazzi come nelle locande che accolgono esausti viaggiatori.
Il viaggio è un continuo mettere in gioco se stessi, tra briganti, tormente di neve e sentieri di montagna arsi dal sole.

L'amore è descritto ora con pochi ammiccanti motteggiamenti, ora con liriche delicate come quelle di Alfonso d'Avalos Marchese di Pescara, tutti messi in musica dai migliori tra gli artisti fiamminghi e italiani chiamati alla corte di Napoli e da alcuni musicisti abruzzesi ancora poco noti al pubblico.

In questo periodo, in particolare, nasce il genere della villanella alla napolitana, che avrà grande seguito anche nel secolo successivo, costituendo uno dei riferimenti musicali tipici del centro sud italiano. La villanella alla napolitana ebbe illustri cultori quali Lasso, Willaert, Marenzio e, nel seicento, Kapsberger.

Si alternano così le esecuzioni musicali di tali composizioni, brani del "viaggio" proposti da un narratore ed interventi di danza ricostruiti secondo le indicazioni dei trattati dell'epoca.

In contrapposizione ai luoghi comuni sul presunto isolamento dell'Abruzzo, la presenza di influenze diverse sul territorio abruzzese (si veda la presenza dei Medici a S. Stefano di Sessanio, di Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V e Duchessa di Parma e Piacenza a Penne, dei d'Avalos a Pescara), anche se frutto di ingerenze economiche e politiche esterne, può essere considerato fonte di arricchimento culturale: questo clima forse potrebbe contribuire a spiegare la non subalternità artistica della produzione abruzzese di questo periodo nell'ambito della musica italiana, produzione che anzi sarà "esportata" dai compositori al servizio di altre corti italiane e pubblicata dai più importanti stampatori di Roma e Venezia. Si crea così una rete di scambi culturali con le altre regioni, elemento unificante del pur tanto politicamente frammentato territorio italiano.

Il risultato, più che un concerto, è uno spettacolo si avvale di più mezzi espressivi: la musica, la danza, la narrazione.

ACCADEMIA DEGLI IMPERFETTI
Direttore artistico Maurizio Less

Silvia Piccollo soprano
Alberto Rossi cornetto
Marinella Di Fazio liuto e chitarra a 5 ordini
Maurizio Less viola da gamba
Marco Muzzati attore e percussioni
Ensemble di Danza Antica della Giostra Cavalleresca di Sulmona
diretto da Maria Cristina Esposito


Versione con musica e azione scenica

Lo spettacolo si avvale di un'accentuata interazione tra azione scenica, musica e luogo.
La parte musicale è arricchita da più esempi (nei vari generi della lauda, del madrigale, della villanella, del ricercare e della fantasia strumentale) a restituire le atmosfere del racconto di Serafino Razzi, religioso erudito, musicista, curatore di due importanti raccolte di laudi spirituali, genere nel quale sacro e profano si fondono.
La storia si anima e dal racconto prendono vita i Turchi e i Veneziani, le guarnigioni Spagnole della fortezza di Pescara e la melanconia per la precoce morte del Marchese D'Avalos, dalla cui casata proviene Alfonso, autore dei testi de "Il bianco e dolce cigno" e di "Ancor che col partire".

Queste caratteristiche rendono lo spettacolo adatto sia a manifestazioni concertistiche sia a rassegne di teatro, con predilezione per ambienti raccolti ed in particolare in cui sia possibile intereagire con edifici storici.
Lo spettacolo è già stato ospite di numerose rassegne, tra cui: Giostra Cavalleresca di Sulmona, Centri storici in Musica S. Liberatore a Maiella, ANTIQUA Chivasso, Itinerari Musicali Sacri e Profani St Oyen, XVI Festival di Musica Antica di Salerno, Festival Echi Lontani 2003 di Cagliari, cui si riferiscono le foto qui accanto.
Ed inoltre: Luoghi del Tempo e dello Spirito (Ravenna), Roma Festival Barocco, Festival dei Saraceni (Pamparato, CN), Musica Cortese (Gorizia), Festival Internazionale di Musica medievale e Rinascimentale di S.Stefano di Sessanio (AQ), cui si riferisce la foto in alto.

Silvia Piccollo soprano
Marinella Di Fazio liuto e chitarra a 5 ordini
Maurizio Less viola da gamba
Marco Muzzati attore e percussioni

Giostra5
Sulmona 2001
Giostra6
Sulmona 2001
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